
Nell’Ottocento, su queste montagne, brigante era spesso il nome che si dava a chi stava dalla parte sbagliata di un confine.
Le due stanze portano il loro nome perché di loro, qui, si parla ancora. Prima di aprire le porte vale la pena sapere di chi stiamo parlando.
Luigi Alonzi, detto Chiavone, fu uno dei più celebri e controversi capi del brigantaggio post-unitario.
Nato a Sora, ex boscaiolo e sergente borbonico, dopo l’Unità d’Italia abbracciò con fervore la causa legittimista a favore del re Francesco II di Borbone.Fiero, teatrale e abile stratega della guerriglia, Chiavone guidò una temibile banda formata da contadini, reazionari e soldati sbandati lungo l’impervio confine con lo Stato Pontificio.
Le sue audaci imboscate inflissero duri colpi all’esercito sabaudo. Amato dal popolo minuto, che vedeva in lui un difensore contro l’invasore piemontese, era però temuto per la spietatezza delle sue incursioni.
La sua parabola si interruppe bruscamente nel 1862: accusato di scopi puramente criminali, fu tradito dal generale spagnolo Rafael Tristany, che lo fece fucilare.
Il letto matrimoniale ha la testata in legno scolpito e occupa la parete lunga. Le finestre danno sui vicoli e, appena oltre i tetti, sui monti della Valle di Comino.
Al mattino la luce arriva prima qui che nel resto della casa; nel pomeriggio si sposta sul pavimento e la stanza si scalda da sola.
È la più spaziosa delle due: se restate più di due o tre notti, consigliamo questa.
Nelle campagne di San Donato Val di Comino, la leggenda narra di Rosa Cedrone, la giunonica e fiera moglie sedicenne del capobandito Cedrone.
Ribelle all’invasione piemontese post-unitaria, combatteva tra la Ciociaria e l’Alta Terra di Lavoro vestita da uomo, imbracciando il fucile al fianco del suo compagno.
Durante un violento scontro a Veroli contro i granatieri, Rosa cadde in un fossato tentando la fuga. Braccata da un militare, finse astutamente la resa per poi afferrarlo al collo nel tentativo disperato di strangolarlo.
Un secondo soldato la freddò sul colpo. Solo dopo la sua morte, spogliando il corpo, i gendarmi scoprirono con enorme stupore che quel temibile e coraggioso combattente era in realtà una giovanissima donna.
Pietra viva alle pareti, centrini ricamati all’uncinetto, chiavi di serrature antiche. Il portone d’ingresso è del 1930, fatto a mano da un artigiano del paese.
Il climatizzatore non c’è perché i muri sono spessi e ad agosto bastano da soli. D’inverno trovate coperte e trapunte già in stanza.
È la stanza più silenziosa della casa: di notte si sente il vento solo quando cambia.